Le colpe dell’intelligenza

Quando leggo certi testi e messaggi, totalmente sgrammaticati e stracolmi di errori e strafalcioni, mi viene da esclamare: «Quanta gente ignorante che c’è in giro!». Però non si può dire. È proibito dare dell’ignorante a un ignorante.

Un esempio a caso: Facebook trabocca di post e messaggi spesso quasi totalmente illeggibili. Approssimativi, grossolani, scorretti, rozzi… Da perfetti analfabeti. Faccio fatica ad accettare gli “anatemi” e i proclami lanciati da chi non accorda la benché minima attenzione alla forma. D’accordo, quello che conta è la sostanza, cioè il contenuto di un testo, il suo significato. Però anche l’aspetto formale non è così secondario. Perché la forma è un codice. Un “insieme di regole condivise” (forse sarebbe più giusto dire “di convenzioni e convenienze”) che serve per capirsi quando si comunica, si dialoga, si interloquisce… Le regole devono essere uguali per tutti e vanno rispettate, altrimenti non ci si comprende più. Concetto lapalissiano. Se si stravolge la forma, si corre il rischio di parlare due lingue diverse, di non capirsi, di interpretare male… E possono nascere delle incomprensioni. Anzi, le incomprensioni sono all’ordine del giorno, del minuto oserei dire. E l’incomprensione conduce inevitabilmente al dissidio, allo scontro.

Pertanto non è affatto inutile osservare le regole della grammatica, conoscerle, considerarle, applicarle… Invece no, ognuno fa come gli pare. E allora, su Facebook come su Instagram o Twitter, e pure nei Blog personali dove ciascuno dice la sua, capita frequentemente che qualcuno scriva “Ce” al posto “C’è” o viceversa. Si tratta soltanto di un piccolo esempio. Che dimostra comunque come non esista alcuna cura per la forma. E io, a chi ignora la sintassi in questo modo, vorrei avere il diritto e la libertà di affibbiare il nome che si merita: “ignorante”, appunto. Perché così bisogna chiamarlo. Ma non si può! Perché l’ignorante, proprio in quanto tale, ti ribatte: «Come ti permetti di offendermi così pesantemente?».

Chiaro? Si offende pure… L’ignorante è anche permalosissimo. Se la prende a male e se la lega al dito. Il che mi conferma che è ignorante. Perché sono appunto gli ignoranti coloro che non possiedono neppure quell’oncia di umiltà indispensabile per domandarsi: «Ma se uno mi dà dell’ignorante… non è che per caso potrebbe avere ragione? Non è che magari sto sbagliando? Non è che posso fare qualche cosa per correggermi? Non è che forse nel darmi dell’ignorante… lo fa per il mio bene, per sollecitarmi a migliorare, cambiare, ravvedermi?».

Macché! L’ignorante è suscettibile, si mette subito sulla difensiva, e rivendica il suo diritto (riconosciuto dalla “Carta internazionale dei diritti”) a non essere offeso, denigrato, insultato… L’ignorante rivendica costantemente questo suo sacrosanto diritto a non essere insultato. Nel contempo si scorda sempre di rivendicare il suo dovere di non sbagliare e di non dire baggianate. L’ignorante è orgogliosissimo e tiene parecchio al suo onore. Al suo decoro e alla sua dignità. Alla sua integrità intellettuale. La famosa integrità intellettuale dell’ignorante!

Perché sì, l’ignorante ha una credibilità da proteggere e tutelare, una reputazione che nessuno si può permettere di mettere in dubbio o intaccare. È fiero della sua ignoranza, però guai se ti azzardi a dargli dell’ignorante. Ci rimane male e comincia a strepitare a più non posso. Il dare dell’ignorante a un ignorante è dunque pressoché un realto: il celebre reato di “pubblico oltraggio dell’ignorante patentato”…

Tra l’altro, gli ignoranti che si “stracciano di più le vesti” e gridano “all’offesa, all’offesa”, ossia “al lupo, al lupo”, non sono poi tanto quelli che sono abili a soprassedere in fatto di regole sintattiche e grammaticali, bensì piuttosto quelli che non sono molto ferrati sul piano della logica. Quelli che non sono in grado di formulare un ragionamento armonioso, sensato, ben articolato, quelli che non sanno sostenere un vero confronto con gli altri, quelli che non sono capaci di costruire una serie di frasi lineari, razionalmente concatenate, veramente collegate tra di loro secondo il semplice principio della causa-effetto, insomma, in parole povere, tutti quelli che mettono insieme i fischi con i fiaschi, quelli che saltano di palo in frasca, quelli che replicano “mela a pera”. Cioè gente che ha poche idee e confuse, meningi dal respiro dinamico un po’ limitato, eppure credono di sapere tutto loro e pontificano a destra e a manca.

Confesso che li odio! Perché vogliono spaccare il mondo e non sono capaci di mettere in piedi un discorso logico “tecnicamente” appropriato e accettabile. Porca miseria, quanto li odio! Tuttavia non posso dire apertamente che li odio perché sennò passo per un razzista. Ed è vietato anche etichettarli come “stupidi” e “ignoranti”, perché così si diventa offensivi. La morale è questa: all’intelligenza è preclusa la facoltà di ricordare all’ignoranza che è ignorante. Pena la condanna ad essere ritenuta prepotente e presuntuosa.

È proprio una strana sorte quella che spetta all’intelligenza. Destino ingrato. Siccome la “masticano” in pochi, è costretta a vivere in solitudine. Vituperata da tutti. E se mette appena appena la testolina fuori dal guscio in cui viene civicamente relegata, la si apostrofa con gli epiteti più turpi che si possano immaginare: superba, saccente, arrogante, tronfia, vanitosa, tracotante, pretenziosa, immodesta…

L’ignoranza può fare la spocchiosa finché vuole, diffondersi, replicarsi, riprocreare se stessa fino all’infinito… Andare e moltiplicarsi, senza che niente e nessuno possano impedirlo. L’intelligenza, al contrario, deve stare al suo posto. Zitta e muta.

L’intelligenza non può dire all’ignoranza che è ignorante, perché sennò l’ignoranza la accusa di essere troppo intelligente e di vantarsi della sua intelligenza: «Ma come si permette di pavoneggiarsi in questa maniera? È un’ingiustizia!».

Oramai siamo arrivati a un autentico scambio di ruoli, a un ribaltamento della prospettiva. L’ignoranza è innocente e l’intelligenza è colpevole. Colpevole di essere tale. Colpevole del suo essere superiore. Colpevole di essere una carogna in quanto sottolinea che nel mondo circola e dà fiato alla bocca una massa esagerata di ignoranti.

L’ignoranza persevera cocciutamente in se stessa, si conserva eternamente uguale, anziché aspirare a crescere incamminandosi verso il traguardo dell’intelligenza. L’intelligenza viene sminuita perché “se la tira” eccessivamente. Ho come l’impressione che i conti non tornino, la netta sensazione che qualcosa non quadra.

Sovente mi capita di sentire che quando l’intelligenza afferma qualcosa di giusto e intelligente, l’ignoranza risponde: «Ma che cavolo stai dicendo, che cosa ti sei fumata?».

Il problema dell’ignoranza è questo: crede che l’intelligenza sia una drogata marcia…

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