VELENI DI IERI, OGGI E DOMANI

2014-07-20-19-53-34

PUNTATA PRECEDENTE: LA DIOCESI DI MANTOVA BENEDICE UNA NUOVA CENTRALE

Chiesa di Mantova, Pro-Gest, Lavoro e Ambiente – 2

I VELENI DEBELLATI E QUELLI CHE VERRANNO

C’è chi comprende le cose in anticipo, e chi nemmeno dopo!

Sotto il profilo dell’inquinamento, la città di Mantova in passato è stata “invasa” da parecchie schifezze. Neppure le conosciamo tutte. Quelle di cui siamo a conoscenza, sono emerse grazie all’impegno di pochi, pochissimi, “ambientalisti estremisti”… Sì, perché è così che vengono etichettati, in modo denigratorio. Eppure va ascritto solo a loro, e alla loro tenacia, il primo merito della scoperta dei veleni che hanno appestato e tuttora appestano la nostra zona. Il “venire alla luce” di questa tremenda e scomoda verità, non lo dobbiamo né alla classe politica, né ai sindacati, né ai tecnici esperti, e nemmeno alle persone vicine o interne alla Chiesa. Nessuna di queste realtà si è mai incaricata di denunciare le condizioni in cui hanno per tanti anni lavorato le persone, all’interno delle aziende del PetrolChimico locale.

Oggi tuttavia, queste stesse realtà allora silenti, si ergono a baluardo della giustizia, e si fanno grandi paladine delle “tutela dell’ambiente”, comunicandoci che le cose sono molto migliorate, in confronto agli anni Ottanta, e che non abbiamo nulla da temere.

Le preferivo quando erano silenti. Tra il silenzio di un tempo e lo sproloquio di oggi, è meglio il tacere. Così non si rischia di fare una pessima figura.

Perché chiunque ha capito che alle schifezze di ieri, scoperte in ritardo e parzialmente debellate, ne sono subentrate e ne subentrano oggigiorno molte altre: che noi, astuti e svegli come siamo, ossia totalmente incapaci di imparare dai nostri errori, scopriremo (e ne ammetteremo l’esistenza) di nuovo in ritardo.

L’intelligenza, che come la classe non è acqua, consiste proprio nel “saper vedere” in anticipo l’arrivo delle nuove schifezze, anziché minimizzarne la portata, o addirittura negandole. Strano: a “cogliere” in anticipo l’implementazione delle nuove schifezze è ancora l’ambientalista estremista, mentre i politici, i sindacati, gli esperti, e la Chiesa, anziché tacere come una volta, si industriano a perorare la causa dell’ambiente ormai migliorato e sanato, asserendo che comunque serve prima di tutto il lavoro, altrimenti si muore.

Si muore… senza il lavoro? No, signori miei, si sta morendo di più con il lavoro! Le strutture sanitarie sono al collasso, stanno esplodendo, lo vedete o no? O ci dobbiamo seguitare a raccontare la favoletta che ora ci si ammala di meno, in quanto lo smog è calato? Ma dov’è che è calato? E chi è che ci crede? Non ci crede nessuno!

A meno che si voglia davvero convincersi che tutto va meglio perché rispetto a venti o trent’anni fa sono diminuite le concentrazioni del benzene (e io dovrei essere felice per questo, scordando che nel frattempo sono aumentati, e non di poco, altri veleni?), oppure che si sia persuasi e conquistati da quell’altra bella favoletta secondo la quale lo smog scaturirebbe soprattutto dagli impianti per il riscaldamento casalingo, e più in particolare, che siano enormemente impattanti i “postumi” generati dal bruciare, per riscaldarsi, la legna (chissà allora quanto sarà inquinato il Trentino…).

Si tratta di pseudo-verità alquanto divertenti e quasi naïf, oltre che vetuste, retrograde e avvizzite. E ancora più esilarante è che ci si affanni a tirare fuori la storia della non felice conformazione geo-fisica della Pianura Padana, scarsamente ventilata. In altre parole, l’assenza del vento non permette alle sostanze inquinanti di disperdersi. Qui, rispetto ad altre aree, ne tratteniamo di più. Cioè, anche questo contribuisce a rendere la nostra pianura più inquinata di altri territori.

Capito l’antifona? Ditemi se devo ridere o piangere? Si porta questo elemento come come con-causa dell’inquinamento, come una delle spiegazioni o giustificazioni! Ma porca di una miseria, dico io, l’esperto di turno si rende conto che così si tira la zappa sui piedi? Come si fa cioè a sostenere che una parte della colpa è della “ventilazione scarsa”? Basta inquinare poco, e della non-ventilazione non ce ne importa più un fico secco. Se non c’è nulla da trattenere, me ne sbatto altamente del vento che non c’è.

Il problema, semmai, è che il vento che non c’è ci lascia sul posto tutto lo schifo che produciamo. Non è che siccome tanto non c’è vento, allora non possiamo farci niente. L’opposto: proprio perché qui non c’è vento, avremmo dovuto inquinare assai meno che altrove, e invece continuiamo a inquinare di più!

E pretendiamo di aggiungere un’ulteriore centrale a un parco-centrali provinciale che è tra i più “nutriti” del Paese…

(2 ­– continua)

L’EQUILIBRIO CHE “VACILLA” DA UNA PARTE

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