SCUSATE, CHI SONO I VERI “TERRORISTI-ALLARMISTI”?

2014-07-20-19-53-34

PUNTATA PRECEDENTE: NON SI IMPARA MAI DAI FALLIMENTI PASSATI…

Chiesa di Mantova, Pro-Gest, Lavoro e Ambiente – 6

TRA BUFFI ALLARMISMI E RIGIDI OSTRACISMI

Senza la Pro-Gest Mantova muore: se non è terrorismo questo…

Si racconta che gli ambientalisti siano dei catastrofisti patentati… Ma come vogliamo definire l’atteggiamento da fine del mondo di quelli che dipingono degli scenari quasi da apocalisse, qualora Mantova rinunci all’avvento della Pro-Gest, catalogato persino nel novero dei miracoli?

Per loro, o arriva la Pro-Gest, o Mantova si auto-condanna a un avvenire di stenti e di desolazione. Saremo tagliati fuori da tutto. Se non è terrorismo questo! Alla faccia del catastrofismo altrui!

Si percepisce in giro un allarmismo che fa rabbrividire. Anche qui: si dice che sono in genere gli ecologisti fondamentalisti a spaventare la gente con i loro allarmismi senza senso e irresponsabili. Ma non è forse un inutile e insensato allarmismo il far credere (lo ha fatto, ai microfoni della televisione locale, il direttore de La Cittadella, Paolo Lomellini…) che se i cittadini virgiliani si faranno scappare l’occasione d’oro offerta dalla Pro-Gest, bèh, questo sarà un brutto segnale, ossia un forte disincentivo per tutte le altre aziende che magari vorrebbero investire a Mantova?

Stiamo scherzando? Perché si lanciano degli inutili allarmi del genere? Ma come si fa a “fare di tutta l’erba un fascio” in questo modo, a “buttare tutto in caciara” così, come si può generalizzare in una maniera tanto futile e demagogica?

Primo: dove sta scritto che se si dice “sì” alla Pro-Gest, allora fuori avremo la fila dei pretendenti-investitori attirati dal sicuro sviluppo virgiliano, mentre se la rifiutiamo… le altre imprese scapperanno a gambe levate! Questa idea è un insulto all’intelligenza della categoria degli imprenditori, i quali sono invece ben consapevoli che un “no”, è appunto un “no”, singolo, mirato, non un “no” a tutti, generale e indistinto.

Secondo: colui che dice “no” non dice “no” a tutto e a tutti (come sovente si vuol far pensare), bensì dice “no” solamente a un progetto preciso, ed entrando nel merito del medesimo. E accanto al “no”, a volte propone delle alternative, ed è qui, qui sì, che ci si imbatte nei “no” autentici, i “no” dei fautori del “sì” monotematico (sì alla grande fabbrica!), i quali, delle alternative (il “Workers Buy-out”), neppure intendono sentire parlare e addirittura le sbeffeggiano (evitando di entrare nel merito).

Proprio non capisco. C’è chi si schiera per il “no” o il “sì”, entrando nel merito delle cose, e chi dice “sì” a una cosa e “no” a un’altra, ma evitando di entrare nel merito di ciò a cui dice “no”. Fra i due chi è che sbaglia?

Non sono assolutamente i “no” consapevoli a far scappare l’investitore, e far sembrare o rendere inospitale Mantova. Mantova è già inospitale per chi ci vive, e non perché nessuno viene qui a investire, bensì perché è inquinata, perché alle porte della cintura del capoluogo esiste un sito che versa in una situazione critica di enorme rilevanza, e perché si tratta di una delle realtà provinciali più inflazionate in quanto a “centrali”, e un ulteriore impianto non è affatto indispensabile. Al contrario…

C’è un no motivato. Motivatissimo. Mentre all’inverso, chi sostiene soltanto i grandi progetti, dice “no” a tutto il resto, senza alcun motivo e senza degnare di uno sguardo le possibili alternative.

Questo è ciò che mi fa veramente incavolare. Chi ha una sola soluzione da proporre e vuole solo quella, lancia l’accusa di non voler fare nulla a quanti propongono delle alternative che non vengono minimamente prese in considerazione.

E l’ostracismo nei confronti delle alternative, corrisponde esattamente a quella grave forma di “assolutizzazione” contro cui il Papa punta il dito.

Vorrà dire che l’ostracismo verrà travolto dal vero nuovo che avanza, da quelle nuove forme del “fare impresa” che si sviluppano in orizzontale, che si basano davvero sul principio dell’uguaglianza fra tutti coloro che lavorano per una determinata azienda, e che per le loro caratteristiche più si avvicinano ai valori fondamentali propugnati dal Vangelo.

Piano piano comprenderemo che non è giusto pendere dalle labbra dei soliti “capitani d’industria” che guidano o indirizzano anche i poteri bancari, che godono di privilegi ingiustificati, e il cui presunto talento imprenditoriale non si misura mai realmente con i possibili talenti altrui, perché questi ultimi non hanno voce o restano subordinati.

Il talento vero, di tutti, andrà rimesso al centro dell’universo economico. La semplice scaltrezza spacciata per talento ha fatto il suo tempo: è bolsa. Ha creato troppi danni irreversibili. Anche contro se stessa.

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