NON SI IMPARA MAI DAI FALLIMENTI PASSATI…

2014-07-20-19-53-34

PUNTATA PRECEDENTE: BASTA GRANDI INDUSTRIE E SALVATORI DELLA PATRIA ILLUMINATI

Chiesa di Mantova, Pro-Gest, Lavoro e Ambiente – 5

QUELLA SOLITA, BRUTTA, STORIA CHE SI RIPETE

Il futuro che doveva assicurare il mega-Turbogas è già finito?

Sorrido sentendo dire che per Mantova l’avvento della Pro-Gest rappresenterebbe una svolta, oltre che un toccasana… Svolta? Virata? Io scorgo solo una chiara continuità con il passato. Continuità, sì: anche con il passato più recente. E per esempio, con la costruzione del Turbogas gigante dell’Enipower.

Ricordo bene quell’epoca, e quella “battaglia” persa in partenza, agli albori degli anni Duemila. Ricordo gli amministratori comunali di allora, contrariati per i miei articoli, e ricordo benissimo le loro promesse: grazie al Turbogas si vivrà meglio, e salveremo l’occupazione!

Adesso, sento dire dai sindacalisti che la Pro-Gest non può connettersi al sopracitato Turbogas (oggi della “Versalis-Edipower”), e ha bisogno di costruire una sua centrale apposita, dal momento che l’attività dell’azienda del Polo PetrolChimico risulterebbe “traballante”! Come, come? A nemmeno quindici anni di distanza… è in sofferenza?

Sì, certo, crisi globale, congiunture sfavorevoli, settore in ribasso, strali incrociati di un destino beffardo, il diavolo che ci mette la coda, elenchiamo tutte le giustificazioni e spiegazioni possibili e immaginabili, ma vi sembra normale che tutte le promesse e i vari giuramenti dispensati tra il 2002 e il 2003 siano già andati a farsi benedire, anzi, maledire? Il Turbogas era un investimento per il futuro di Mantova… e poi il futuro è durato tredici anni?

Temo parecchio, sul serio, che la storia si ripeta, in nome di un lavoro che dura per un brevissimo lasso di tempo (e poi si è daccapo), e in nome del miglioramento dell’aria che però invece peggiora costantemente.

Mantova “ha già dato”: è già stata un notevole territorio di conquista speculativa, ed è già un punto di riferimento per le industrie pesanti, per la produzione di energia, per lo smaltimento dei rifiuti… Ma è mai possibile che l’importazione e lo “smaltimento” dell’immondizia siano il solo tipo di business che vogliamo e sappiamo sviluppare? E dopo sono gli altri a macchiarsi della fatalissima colpa dell’immobilismo? Si è capaci di “vedere” una sola via di sviluppo e poi sono gli altri a impedire il cambiamento?

Ma davvero possiamo soltanto bruciare i fanghi di chi altrove non è stato accettato e ha dovuto fuggire a gambe levate? Sarà lecito o no, respingere ciò che appesantirebbe la situazione locale (e non lasciano certo tranquilli le ultime notizie che pervengono dal Bresciano in ordine allo smaltimento illegale di vari rifiuti speciali, con gli arresti effettuati nei giorni scorsi, e le indagini che rivelano come anche il Mantovano abbia subìto questa indecenza!)?

Possiamo sognare e sperare nel “nuovo”, o si seguita ad andare avanti con le consuete logiche, vecchie, trite e ritrite, che si ha il coraggio di chiamare “economia circolare” (con spifferi e perdite da tutte le parti…)?

Gradirei un confronto intorno a tutti questi aspetti. La Gazzetta ha scritto che durante il convegno diocesano di lunedì 21 novembre il dibattito è stato vivace. Nell’articolo però non ve n’è traccia. Ed è un peccato. Si accenna solo ai mugugni. Come se coloro che non hanno concordato con il pensiero imposto al tavolo dei relatori, fossero solo capaci di mugugnare e non avessero nulla di concreto da controbattere.

No, dalla Chiesa mi aspetto un dibattito meno mono-corde. E soprattutto vorrei che la Chiesa, quando sottolinea che servono delle opportunità di lavoro per tutti quelli che fanno più fatica, quando rimarca che bisognerà rispondere sia al lamento della terra e dell’ambiente, sia al grido dei poveri, vorrei che avesse la forza di ricordare pure che la povertà dell’ambiente e la povertà delle persone sono la stessa, identica cosa. Non due problemi diversi, ma un unico problema.

Chi impoverisce l’ambiente impoverisce la gente, e viceversa… E chi lo fa, di solito, dà lavoro a un gruppo ristretto di persone, e affama e ammala tutte le altre, mentre distrugge l’ambiente.

La vera questione sulla quale si dovrebbe urgentemente riflettere è questa… O si esce subito dall’equivoco che colui che garantisce un po’ di lavoro va sempre bene, entro determinati limiti “accettabili” (sic!), oppure la povertà continuerà a galoppare… E a qualcuno probabilmente fa comodo.

(5 ­– continua)

SCUSATE, CHI SONO I VERI “TERRORISTI-ALLARMISTI”?

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