L’EQUILIBRIO CHE “VACILLA” DA UNA PARTE

2014-07-20-19-53-34

PUNTATA PRECEDENTE: VELENI DI IERI, OGGI E DOMANI

Chiesa di Mantova, Pro-Gest, Lavoro e Ambiente – 3

L’EQUILIBRIO ZOPPO DELLE TEORIE MONCHE

Manca un’autentica visione d’insieme, degna di questo nome

L’impresa e il lavoro non hanno il diritto di “sovrastare” l’ambiente. Pari sono! Però, perché effettivamente risultino collocati sullo stesso piano occorre che il mondo delle imprese e il lavoro rispettino l’ambiente in maniera completa e piena. Devono essere “puliti”, non limitarsi a contenere i danni, sulla base delle prescrizioni legislative, tra l’altro spesso più che blande, “elastiche”, indulgenti o accondiscendenti.

Puliti! Non meno sporchi (nascondendo magari lo sporco sotto il tappeto, fatto che a Mantova conosciamo bene…). O è così, o non si può parlare di equilibrio. Non si può parlare di equilibrio, quando poi nei giudizi si fa aprioristicamente pendere la bilancia a favore del fattore occupazionale. Questo, è un equilibrio strabico in partenza.

Il cosiddetto dibattito (finto) promosso dalla Diocesi non è stato per nulla equilibrato ed equidistante. Perché non si può affatto affermare che si vogliono “tenere insieme” le istanze dell’ambiente e quelle dello sviluppo e del lavoro, quando sono poi sono queste ultime a essere caricate della maggiore rilevanza, e soprattutto quando sul fronte della difesa dell’ambiente si dà voce esclusivamente a chi dice che tutto va bene. L’ombra del dubbio è sempre opportuna e non andrebbe mai esclusa a priori, altrimenti tutto… diviene sospetto. E si fa largo l’idea di una “verità” già scritta a tavolino: preordinata, oltre che piuttosto superficiale.

Nel corso del convegno proposto dagli organismi diocesani, la parola “equilibrio” è ritornata ed è stata evocata varie volte: da don Bruno Bignami, il docente di Teologia morale della Diocesi di Cremona, che era l’ospite extra-muros dell’incontro, nonché da mons. Paolo Gibelli, il vicario episcopale per i Rapporti con il territorio.

Alla luce dei diversi interventi, si è avuta l’impressione (aleggiava nell’aria) che per molti a essere “squilibrati” siano unicamente gli ambientalisti anti-centrali. Come se invece fosse equilibrato chi parla di situazione ambientale migliorata, buona, e non ammette l’esistenza di troppi e pesanti punti critici, sulla base dei quali bisognerebbe quanto meno chiedersi se sia opportuno aumentare il nostro parco-centrali.

Vorrei sapere chi è il vero estremista: quello che “vede nero” dappertutto (la consueta accusa con cui si scredita l’ambientalista…), o quello che si ostina a tenersi le fette di salame sugli occhi?

No, è una pia illusione l’equilibrio di cui ci si riempie la bocca, se poi non si fa altro che dire che la situazione ambientale è migliorata, e se manca una visione d’insieme degna di questo nome (e durante il convegno non se n’è vista traccia), ossia capace di valutare davvero il contesto complessivo locale, cioè quello di una città che “vanta” un Sito critico di interesse nazionale collocato a due passi dal centro storico, e di una provincia che si piazza tra le prime due o tre, su scala nazionale, per quanto riguarda il numero e la potenza globale delle centrali elettriche. Su questo, neppure una parola.

E dopo, no, non si può realizzare alcun equilibrio, se la variabile lavoro viene sempre messa in primo piano, indipendentemente da tutto, se il lavoro ci “deve essere a tutti i costi”, mentre sul versante dell’ambiente è sufficiente dire che occorre “stare attenti”, “inquinare il meno possibile”, essere responsabili, e soliti bla-bla-bla di questa risma.

No, non è che si deve “inquinare di meno”… Non si dovrà inquinare più! Questo è il messaggio che la Chiesa dovrebbe coraggiosamente lanciare… Perché inquinamento significa morte. L’inquinamento uccide più della disoccupazione!

Il “principio dell’ecologia integrale” contempla sullo stesso piano lavoro e ambiente, cioè “lavoro e rispetto totale dell’ambiente”, non “lavoro e massimo rispetto possibile per l’ambiente”. Questo possibile è di troppo. E non si tratta di integralismo: semmai è una questione di giustizia.

Don Gibelli ha auspicato che si prendano delle decisioni al fine del bene complessivo e comune. Complessivo appunto: ossia lavoro e salute vanno tenuti in considerazione assieme. Però, poi, si propende prima di tutto per il lavoro… Ma di più: per una sola tipologia di lavoro. L’occupazione legata al mega-investimento, alla grande fabbrica, al padrone che fa e disfa come e quando gli pare, che detta le sue precise condizioni al territorio, e la gente che su quel territorio ci abita, quasi neanche viene interpellata. Deve accettare, punto e basta. Alla faccia e in barba all’equilibrio…

(3 ­– continua)

BASTA GRANDI INDUSTRIE E SALVATORI DELLA PATRIA ILLUMINATI

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