Terremoto e informazione schifosa

Ditemi per favore che non è questo il giornalismo che volete!

Per favore, ditemi che il giornalismo che volete e che vogliamo non è questo. L’Italia viene per l’ennesima volta colpita da un terremoto devastante, e subito va in scena la “parata” dei servizi televisivi dedicati all’evento, che fa venire voglia di provocare un “terremoto” come si deve all’interno delle redazioni dei telegiornali.

La telecamera inquadra da vicino il pertugio dal quale si intravedono una gamba e un braccio feriti: gli arti di un’anziana rimasta sepolta sotto le macerie, ma ancora viva. I soccorritori la stanno tranquillizzando, le chiedono come si sente, e si informano sulla situazione, le assicurano che stanno per iniziare gli interventi finalizzati a farla uscire da quella “prigione”, la invitano a comportarsi normalmente e se per caso le scappa la pipì… che la faccia, non si trattenga! Ma l’anziana ha qualche remora, conserva un barlume di dignità (lei), pure in quella situazione estrema. Il soccorritore (gentilmente e con molto tatto!) le suggerisce ancora di lasciarsi andare. Intanto la telecamera (che la dignità l’ha ripudiata da tempo), riprende tutto e manda in onda.

Domanda: si ha davvero bisogno di questa cronaca in diretta, così spicciola e frivola (tipo gossip alla Alfonso Signorini), per apprendere quali possono essere gli effetti di un terremoto? Ed è necessario far sapere al mondo ciò che un volontario-soccorritore consiglia a una donna da salvare, per conoscere quello che è accaduto? Devo vedere (si fa per dire…) la sofferenza di una persona che, nonostante tutto, non vuole farsela addosso, per rendermi conto dello strazio che accompagna determinati eventi?

Lo ripeto di nuovo: ditemi che non è questo il giornalismo che volete e che vogliamo! Che non è così che si raccontano sul serio i fatti, che non è questa la testimonianza di cui abbiamo bisogno!

Una donna, disperata e piangente, corre lungo una strada in salita, ha il fiatone, deve arrivare a un paese vicino al suo, dove abitano i parenti: poco prima stava parlando al telefono con loro, e a un tratto… un botto; poi il silenzio. Corre. Non ha più fiato, ma corre; corre, ma la sua corsa affannosa viene rallentata da una reporter che pure corre affannosamente, la insegue, la affianca, le chiede di raccontare che cosa le è successo e come si sente, e la donna parla, racconta, parla e piange, e corre, o vorrebbe correre, ma la giornalista la incalza, e la cortesia della donna non viene meno, ossia cerca di rispondere alle domande, però vorrebbe correre, soltanto correre, come fa il figlio che al contrario non si ferma e quella giornalista… non la caga neanche di striscio!

L’affanno della donna e l’affanno dell’inviata televisiva… soffiano in modo diverso! Tremendamente e totalmente a-sintonici, antitetici. Da un lato: la paura, e il desiderio che la vita non si sia arresa. Dall’altra parte, le esigenze di un’informazione asettica e insensibile, che si sfianca pur di consegnare al “cliente” la notizia-chicca che nessuna dannata concorrenza potrà offrire. Ma sarà questo, davvero, il giornalismo?

Ditemi per piacere che non è così. Ditemi che lo rifiutate e che lo aborrite. Ditemelo, lanciatemi qualche segnale, qualunque segnale, anche un misero “mi piace”, che oggi ormai è diventato il metro di giudizio più rapido e indolore con cui si sa esprimere (o si può esprimere…) la nostra opinione.

Mi basta e mi avanza, un “mi piace”. Però mandatemene tanti, seppellitemi di infiniti “mi piace”, che io interpreterò come la vostra voglia di poter contare su un altro e ben più vero, serio, maturo, “stile giornalistico”.

Non ci sono “se” e non ci sono “ma”. Non posso pensare che siate contenti di questo schifo di giornalismo che, al termine dei servizi di cronaca propinati ai “clienti” sulla falsariga di quelli sopracitati, all’inerme spettatore sciorina i consueti volti contriti del Papa, del presidente della Repubblica, del premier. I coccodrilli delle tristi occasioni!

Ditemi che del sempiterno cordoglio di rito siete talmente stanchi da averne il vomito e ditemi che dei rituali obbligati non sapete proprio che farvene. E ditemi, per favore, che del dispiacere e della solidarietà manifestati da chi non soffre mai, ne avete ora le scatole piene. Ditemi che, passi pure il predicozzo del pontefice mandato a memoria, così, meccanicamente, ma i predicozzi anche dei politici no, quelli no, ditemi che, per favore, le omelie del presidente del Consiglio le rispedite al mittente.

Dalla tragedia alla farsa! Ditemi che non sopportate più questa ipocrisia. Ditemi che, più che mai, sentite il bisogno di un altro giornalismo. Un giornalismo capace di dire il vero. La verità, sì. Di dire la verità, e di scagliarla con una forza inaudita ed esausta contro il muso dei potenti…

Ditemi che sognate un giornalismo così, e che siete pronti per realizzarlo. Facciamolo insieme! Un giornalismo “con le palle”, in grado di non fermarsi alla superficie.

E ditemi che volete un giornalismo non genuflesso, e per nulla propenso ad espandere all’ennesima potenza le dichiarazioni di facciata e cerimoniose di un impettito Matteo Renzi, che con il volto contrito e orgoglioso ringrazia l’impegno dei volontari. Il suo volto contrito non rappresenta il volto dei volontari: è esattamente l’opposto.

Ditemi che pretendete un giornalismo che inchioda i Governi alla loro responsabilità, la responsabilità di avere dispensato enormi energie e risorse finanziarie per salvare le banche, cioè i banchieri e gli speculatori (non i piccoli investitori e i risparmiatori), e non ha destinato neppure un euro per mettere in sicurezza un Paese caratterizzato da un terribile dissesto idro-geologico, un territorio che risulta martoriato dalle decine di calamità naturali che lo distruggono e che forse proprio del tutto “naturali” non sono (eventi sismici di notevole entità che si verificano in media ogni tre o quattro anni, inondazioni frequenti, trombe d’aria…)!

Ditemi che volete un giornalismo che ha il coraggio di dire ai “prìncipi” della Chiesa e della classe politica… dove se lo devono ficcare il loro falso cordoglio, rilanciato e ripreso “a pappagallo” dall’intero universo della carta stampata, compresi i minuscoli giornalini locali che pubblicano scopiazzature e si credono dei giornali importanti!

Non so se quella povera anziana intrappolata sotto le macerie della sua casa, avrà mai l’occasione di ascoltare tutti i discorsi del Papa e dei politicanti italiani. Sono tuttavia certo che al suo posto mi sarei proprio lasciato andare… pisciandomi addosso più che volentieri. Pisciato addosso dal ridere. Per non piangere!

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